Rovescio climatico
Il barometro dell’allarmismo climatico segna bassa pressione. Le indiscrezioni sul nuovo rapporto dell’Onu sul riscaldamento globale, che ammetterebbe le esagerazioni passate e spanderebbe bromuro e cautela, hanno avuto l’effetto di una doccia gelata su chi, nell’estremismo, aveva trovato la propria missione. Discutere, cambiare idea e cercare di capire di più e meglio fenomeni complessi è esattamente il mestiere degli scienziati. Quando, però, su fondamenta scientifiche fisiologicamente in evoluzione, si innestano decisioni politiche, allora le cose cambiano.
17 AGO 20

Il barometro dell’allarmismo climatico segna bassa pressione. Le indiscrezioni sul nuovo rapporto dell’Onu sul riscaldamento globale, che ammetterebbe le esagerazioni passate e spanderebbe bromuro e cautela, hanno avuto l’effetto di una doccia gelata su chi, nell’estremismo, aveva trovato la propria missione. Discutere, cambiare idea e cercare di capire di più e meglio fenomeni complessi è esattamente il mestiere degli scienziati. Quando, però, su fondamenta scientifiche fisiologicamente in evoluzione, si innestano decisioni politiche, allora le cose cambiano. Sono assai curiose, in questo senso, le dichiarazioni di Connie Hedegaard, commissario europeo per il Clima, al britannico Telegraph: “Supponiamo che la scienza, tra qualche decennio, ci dica ‘ci siamo sbagliati, il cambiamento del clima non era un problema’, non sarebbe stato comunque un bene fare tutto quello che stiamo facendo per combattere il mutamento climatico?”.
Queste parole vanno lette su tre livelli diversi. Sul primo livello, Hedegaard – che appartiene alla schiera degli eco-fanatici più esagitati – per la prima volta riconosce che la scienza deve ancora spiegare molte cose; insomma, il “consenso tra i climatologi” era come minimo un eufemismo. Secondariamente, il suo argomento è che la crescita demografica sia una minaccia simile al global warming, a cui bisogna rispondere con strumenti analoghi: ma non è affatto pacifico che sia così, anzi, molti ritengono che l’aumento della popolazione sia un bene per lo sviluppo umano ed economico. Da ultimo, è credibile la tesi per cui una politica che poggi su un basamento precario sia solida? Nel nome della lotta alla CO2, l’Europa ha introdotto costosissimi sussidi e una burocrazia infernale. Il risultato è stato quello di un modesto abbattimento delle emissioni, controbilanciato però da costi significativi e dall’indebolimento della competitività di interi settori industriali, come molte attività energivore e la raffinazione spesso costrette a delocalizzare. Facendo così salire le emissioni in altre parti del mondo dove ci sono industrie che producono senza regola alcuna. La verità è che le parole di Hedegaard andrebbero rovesciate: se anche l’allarmismo fosse giustificato dalla scienza, e non lo è, le politiche climatiche europee sono inefficaci per l’inquinamento e dannose per l’economia.